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Tra le ipotesi istogenetiche del medulloblastoma due sono quelle prevalenti e la prima è quella che questa malattia origini dallo strato granulare esterno del cervelletto per migrazione durante l’embriogenesi di cellule indifferenziate, queste cellule hanno stretto collegamento con le cellule che formano i neuroni, cioè le cellule più importanti del tessuto cerebrale.
una seconda ipotesi invece è che una parte almeno delle cellule del medulloblastoma possa avere un’altra origine dalla matrice subepentigmale dove ci sono cellule che hanno la capacità di formare non soltanto cellule neuronali ma anche cellule della glia, cioè le cellule di supporto del tessuto cerebrale.
Una terza ipotesi mette insieme queste due e propone che i medulloblastoma classici derivano prevalentemente dalla matrice ventricolare mentre i medulloblastoma desmoplastici, che sono più rari dei primi, derivino dallo strato dei granuli esterni.
Circa i meccanismi molecolari di questa malattia ci sono due tipi di studi che ci stanno conducendo a capire qualche cosa, ma certamente non tutto di quello che succede nel processo di oncogenesi verso il medulloblastoma. Da una parte l’identificazione di difetti cromosomici e dall’altro l’analisi di oncogeni e geni oncosoppressori collegati a questa malattia. Tra le anomalie cromosomiche quella che attrae di più l’attenzione è l’alterazione del cromosoma 17, che compare con varie caratteristiche d’elezione, sostituzione e duplicazione, in circa il 50% dei casi di medulloblastoma, sia del bambino che dell’adulto; altre anomalie possono interessare il cromosoma 1 sino alla trisomia che è relativamente frequente e altre anomalie interessano altri cromosomi tra cui il 7 presente nel 40% dei casi. Nessuna però di queste anomalie può considerarsi ancora patognomonica del medulloblastoma. Per quanto riguarda i geni oncosoppressori un gene particolarmente studiato, non soltanto nel medulloblastoma, è il P53 che guarda caso è localizzato nel braccio corto del cromosoma 17, quello interessato da frequenti anomalie; tuttavia non c'è una relazione stretta da tra queste due osservazioni perché mentre le alterazioni del cromosoma 17 sono molto frequenti, 50% dei casi, le alterazioni della P53 compaiono solo nel 15/20% dei casi.
Un’altra osservazione che è stata fatta riguarda il cimic, un oncogene pure molto diffuso non soltanto nel medulloblastoma ma in altri tipi di tumori, dove si è notata una frequenza del 20% della sua amplificazione soprattutto nelle forme più aggressive, quelle a grandi cellule oanaplastiche. Un’altra alterazione segnalata è quella che coinvolge la tirosintinasi dove si è osservata una correlazione tra questa alterazione e la prognosi del medulloblastoma; l’iper espressione della tirosintinasi correla con una miglior prognosi, 80% e rotti di sopravvivenza a 5 anni contro la metà della sopravvivenza in soggetti a bassa espressione di tirosintinasi.
Infine è stata recentemente segnalato un possibile interesse dell’amplificazione del gene OTX2 che manifesta soprattutto in forme anaplastiche, anche in questo caso alquanto aggressive. La prima domanda che gli oncologi si sono posti è se le due malattie, medulloblastoma del bambino e medulloblastoma del giovane adulto, siano la stessa cosa o siano due malattie diverse; di fatto quello che possiamo osservare oggi è che emergono sempre più differenze tra le due situazioni.
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